Ho avuto problemi a ricordare la password, tanto è il tempo che è passato dall'ultima volta che sono venuta a scrivere qui. Questo blog è nato in un momento particolare della mia vita, qualcosa stava finendo e stavo per imboccare una via nuova e sconosciuta...E avevo bisogno di sentirmi in piazza. Perché fondamentalmente, sono un po' egocentrica.
In quest'ultimo periodo ho semplicemente ripreso da dove avevo lasciato, da prima che littleclover entrasse su splinder.
E così: puf. Sparita la voglia e la vena di venir qui a digitar pensieri.
Ho pensato di chiuderlo del tutto. E ho pensato quindi al mio ultimo post d'addio. Ma sinceramente è una cosa molto melensa e ancora non sono del tutto d'accordo.
Tornare qui mi ricorda un periodo un po' strano visto dalle altezze dove mi trovo ora e mi viene da pensare a tutte le cose che sono cambiate. E siccome sono tante e non tutte piacevoli, non è bello.
Così, dopo tutta questa premessa, dovrei sembrarvi pazza.
Ma il punto qui è che sta cambiando altro.
I muri della mia stanza sono spogli e si vedono i segni dei poster e dei quadri che c'erano appesi fino a poche ore fa, da 9 anni.
Le mensole e la scrivania sono puliti e senza polvere come quando li avevo appena montati.
La sedia sopra la quale sto, è messa mezza storta perché contrastata dagli scatoloni che mi arrivano fin sopra la testa. E siccome questa stanza di cose ne ha viste tante, non ultime le nottate che ho passato di fronte all'organizza scrivi di splinder, non potevo non tornare qui.
Perché di stronzate se ne dicono tante, ma ieri sera quando sono rientrata alle 2 dopo una bella serata, ho chiuso la macchina e attraversato il parcheggio con una strana sensazione addosso. Arrivata al quarto piano e infilata la chiave nella toppa, ho capito di che si trattava. Malinconia.
Mi sono accorta che sto vivendo una serie di ultime volte. E questo è triste. Perché lo puoi dire spesso "vivi sempre come se fosse l'ultimo giorno", ma non lo puoi fare mai veramente fin quando non ti accorgi, lì sul pianerottolo di casa a girare la chiave nel cuore della notte, che quello è DAVVERO l'ultimo giovedì mattina che fai quel gesto, su quella porta. Che entri in un piccolo corridoio con la luce della tapparella del salotto che si vede a mala pena. Che poi tastando il muro passi per un altro corridoio e alla fine arrivi in camera tua. Con il tuo armadio bianco e rosa, quello di quando avevi 6 anni, che è ancora lì. Contrastato da Billy dell'Ikea, perché sennò da mo che era crollato. Con un'anta un po' giallognola perché durante l'adolescenza ci hai attaccato i poster di tutti, da Nick dei Backstreet Boys a Sailor Moon che si baciava con Marzio.
Sopra il tuo letto c'è il poster dei Cherubini di Raffaello, che ti tirano su il morale, perché effettivamente erano anni che non ne potevi più di averlo lì e non vedevi l'ora di poterlo buttare senza rimorsi. Ti metti sul letto e davanti hai il mobile di vimini che ti sei ritrovata in camera dal bagno. Hai cambiato la disposizione delle cose che ci sono sopra almeno 2 volte l'anno. E, nonostante la provenienza che non si confà al mobilio di una camera da letto, abbinato allo specchio e all'altro mobiletto, c'ha sempre avuto il suo perché. Sembrava quasi fatto apposta. (Finché non arriva la ragazza che ti entra in camera e ti fa "ma daii! Anche i miei avevano scelto questo mobilio per il nostro bagno!!" E tutti i tuoi tentavi di fare la gnorri vanno in fumo così...)
Finiamo in frasi fatte come "se questi muri potessero parlare". Parole sentite e risentite, ma oggi mentre levavo le puntine e calamitine e tutte i bilioni di biliardi di caz...tine di cui non mi ero ASSOLUTAMENTE resa conto di essere PIENA, pensavo che qui dentro ci sono passati tutti i miei ragazzi. Che detto così pare un'altra cosa ...ina e sembrano anch'essi bilioni di biliardi, ma anche no.
Dico, qui dentro ho provato una quantità di emozioni talmente varie, talmente tante tutte insieme a volte che c'ho fatto le combo (vedi biotronic-facebook). Su questo pavimento ci ho pianto con il telefono in mano. La mia vecchia scrivania, davanti a questa finestra, ha fatto da piano d'appoggio a uno dei più grandi artisti che il mio liceo ha partorito. Anche uno dei più grandi stronzi, perché per lui ho pianto su per giù su quasi ogni superficie calpestabile, compreso lo stesso punto di cui sopra.
Dal mio letto, ho visto riflessa nello specchio l'immagine di due persone che piangevano mentre si dicevano di amarsi, per la prima volta. E altri avvenimenti dove non piangeva proprio nessuno ed erano tutti molto, molto.... Molto felici.
Questa stanza ha visto chiacchiere pesanti, bugie, pesanti. Le sigarette che mi fumavo di nascosto la notte mentre i miei dormivano, credendo di essere in una botte di ferro, dimenticandomi che le sigarette puzzano e ricordandomelo solo la mattina, quando, una volta aperta la porta, mi trovavo in un mondo diverso da una camera a gas e ricordavo il significato di aria pulita.
Se questi muri potessero ridere. Avrebbero riso tantissimo alla presenza di una delle persone più divertenti che ho conosciuto, riso fino ad aver mal di pancia, come me. Su quel letto. Che grazie al cielo, oltre a Billy e a Michael (la scrivania....sempre dell'Ikea, qualcuno me la spiegherà prima o poi sta mania di dare nomi alle cose inanimate), verrà a casa con me.
Qui dentro ci ho scritto la mia storia. Il mio carattere. Ho passato le ore, quando non sapevo neanche cos'era un blog, a lume di candela, sopra dei quaderni enormi, a scrivere scrivere scrivere di tutto. Sono strisciata sotto la tapparella fino al terrazzo, per ammirare la luna e le finestre dei palazzi davanti ancora accese, ad ore imprecisate della notte. Con il freddo e con il caldo. E rientravo strisciando. E scrivevo, ancora.
Ascoltavo la pioggia. Chissà come si sente la pioggia dalla mia nuova camera. Chissà se si vedono i colori del tramonto. Quello che voglio dire però, è che sarà diverso. Non il rumore della pioggia, ma la mia storia. L'adolescenza ha questo di buono: è il primo periodo della vita in cui fai delle scelte per te stesso, senza che i tuoi ci ficchino il naso. Scegli chi essere, chi amare, come e dove farlo. Scegli chi lasciare e chi odiare. Scegli di fare l'amore, di dire "ti amo", di cercare, di provare a costruire qualcosa. Cresci perché cominci a prendere decisioni, proporzionate all'età, ma lo fai. E queste dannate mura queste scelte le hanno accompagnate tutte. Ora sarà diverso. Non ho smesso di prendere decisioni, ho semplicemente già cominciato, qui.
E questo è quello che mi dà malinconia lasciare.
Così, nell'ultimo post che scrivo da qui, rispondo alla domanda: perché ti hanno dato la stanza più grande di tutta la casa?
a) perché, siccome ci fumo, il ricambio d'aria è maggiore ed evito di morire di enfisema a 30 anni
b) perché la mia camera, è la mia botte di ferro. E' la mia oasi felice. E' la mia casa, prima di casa mia.
Poteva succedere qualsiasi cosa , in quell'istante.
Davvero,
ci sono momenti in cui l'onnipresente e logica rete delle sequenze causali
si arrende,
colta di sorpresa dalla vita,
e scende in platea,
mescolandosi tra il pubblico,
per lasciare che sul palco,
sotto le luci di una libertà vertiginosa e improvvisa,
una mano invisibile peschi nell'infinito grembo del possibile
e tra milioni di cose,
una sola ne lasci accadere.
Alessandro Baricco
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Come può mancare qualcosa che non si ha?
Forse l'ho sognato, non lo so.... Stamattina mi sono svegliata felice, poi mano a mano che il latte si scaldava non è che mi sono ricordata il sogno, ma è come se mi fosse finita la fattanza di felicità che mi aveva lasciato. Stai lì che con l'odore del caffè dài il colpo di grazia e prendi decisamente pieno possesso di te e ti rendi conto che sei nella vita reale e a quel punto, ti prende a male.
E pensi che porca miseria, vuoi tornare a dormire. Anche se non sai perché. Sai bene solo la sensazione con la quale hai aperto gli occhietti belli della mamma...
Così ti stai lavando i denti e arriva... Arriva lentamente e in punta di piedi. Arriva quel senso di mancanza da levarti il respiro. Quella vecchia, antica, di quando veniva la sera a Roma e se ne riandava e la domenica stavi qui con il respiro mozzato a non sapere che fare per non pensarlo.
E' che poi alla fine sono passati anni. E non si può adesso passare la vita in un trip. In un'allucinazione allucinante. Che è quasi ora di pranzo e ancora non è passata. Non si può mica fare.
Perché se ti manca qualcosa che hai, puoi in qualche modo ovviare al problema.... Con una telefonata, una mail... Una telefonata. Perché io telefonavo sempre.
Se invece ti manca qualcosa di preciso, che però non hai, ti tieni sto senso d'oppressione e basta. Non c'è un modo per evitarlo. E' solo tuo. O forse anche suo. Ma nessuno è nella posizione per chiamare l'altro e dirglielo.
Come ti muovi ti bruci, è così che si dice?
Io non mi muovo e mi brucio lo stesso, ma com'è???
commenti in sogni, i post inutili di fra, la presa a male, domande catartiche
Guardo la Prova del Cuoco. Sì lo faccio. La Clerici mi fa ridere e imparo un sacco di cose.
No, non volevo parlarvi del programma tv. Volevo giusto giusto dirvi che la vita è ben strana... Stai facendo qualcosa di stupido, come guardare la tv o leggere un libro o ascoltare la radio e succede, non sai come né perché, ma in quel momento succede che arriva una frase che si abbina magari poco al contesto nel quale è inserita e indubbiamente di più a te e a quello che stai vivendo...
Così il sommelier, parlando di birra, se ne esce con un :
"Eh, sì, perché le cose belle bisogna saperle attendere"
Culminante con tua madre che si gira verso di te e con uno sguardo sornione, di quelli di chi la sa lunga, ti fa: "Eh, GIA'.". Dove quel già è bello sottolineato che ci manca te lo dica lei che bisogna usare lo stampatello.
Ed io che volevo solo imparare a cucinare gli spiedini con la frutta....
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Scrivo, per tutto il giorno. Stare con lui di persona era un po' come continuare a scrivere le mail che ci hanno fatto conoscere. In più adesso ci sono un sacco di cose: ho un blog e degli amici curiosi, ho capito che mi aiuta tanto venire qui o su word o prendere un pezzo di carta e buttare giù due righe, ho una mente adesso, che è libera di lavorare.
Oggi, ho scritto tanto, in questa mia mente. Ed ora vengo ad immortalare quel poco che ricordo, annebbiata. Dal vino, dalla pioggia battente che stasera mi fa da colonna sonora e da lui, dai miei sensi. Solo una cosa ho ben in mente, il titolo.
Ho aperto questa pagina ricordandomi vivido il titolo. Perché quel congelata, si riferisce a TUTTO. Congelata ero io, davanti al pc, quando mi convinco a contattarlo per msn proprio nel momento in cui mi sta mandando un sms. Congelata perché uno si aspetta che la telepatia, dopo 2 anni di dolori e dispiaceri e arrabbiature, sia un po' andata a farsi benedire, ma si vede che o c'è o non c'è. E qui c'è, per due.
Mi rode. Perché non lo posso spiegare. Non hanno proprio inventato le parole, in questo pazzo ed inutile mondo, per descrivere noi. Non ce l'hanno fatta o forse io non sono in grado di paragonarla a qualcosa. O forse.... Forse è come la voce di mamma al telefono. Quella cosa che la riconosceresti tra un milione di voci insieme. Forse è come tornare in una città che non è la tua, ma che conosci a perfezione. Anche dopo anni, riconosci i profumi e i vicoli, come se non fosse passato il tempo, come se fossi sempre stata lì....
Congelata.
Congelati i miei occhi sui suoi, dopo due anni. Raggelante, quel brivido su per la schiena. Lì, a dirmi che c'era, ancora. Solo per me. Cammini, parli di niente perché "per litigare c'è sempre tempo" e arrivi nel parchetto, quello in cima alla città, mentre il sole gioca con le nuvole a chiapparella e tu manco te ne accorgi che si sta annuvolando. Potrebbe esplodere il buco nero del quale parlano da giorni e non te ne accorgeresti.
Perché è lì il tuo buco nero. E ti sta risucchiando dentro, come anni fa. Come ha sempre fatto. E non mi è mai servito il CERN con i suoi esperimenti a ricordarmi la sensazione che si prova.
Congelati noi. Il mio battito cardiaco che pensavo mi prendesse un colpo, accelerato per tutto il giorno che a un certo punto ho avuto l'affanno. E sospiri. E lui sospira. E ti guarda, dopo tutto il giorno che state insieme. Lui alle 19 ti guarda e ti chiede "ll problema, è proprio questo... Questa cosa tra di noi, pensi che la potremmo mai evitare?".
No.
Congelata, la mia risposta, nei secoli dei secoli ed amen.
Come questi due anni…. Ho aperto la porta e l'ho visto e l'emozione era quasi passata. Non sentivo più niente, come.... come....
"Sembrano passati 3 giorni dall'ultima volta che ci siamo visti".
Hai ragione, solo 3 giorni. E sono 3 giorni in tutto. Come se stessimo ancora insieme, come se niente fosse successo, come se io non avessi buttato alle ortiche la cosa più bella che la vita mi avesse mai regalato. Così, sul letto, tu ai piedi io alla testa, che ti dico che non ce la faccio, che mi sembra tutto così assurdo, tutto così surreale, come in un sogno. Ed io maledizione da questo sogno non mi voglio svegliare, perché questo è il sogno che vorrei vivere in eterno. Perché nei sogni se combini dei guai puoi sempre riparare. Nei sogni, la vita non è complicata, il futuro funziona, proprio come lo volevi tu. Io non ci voglio tornare, a quella vita reale. Perché perdermi, in quei suoi maledetti occhi, è una cosa che io ho sognato per due anni. Perdermi in quei suoi splendidi occhi, specchiarmici dentro, trovarci una casa, in questi momenti, penso sia la cosa per la quale sono nata.
Stai con una persona e senti che è quella lì ("ma come faccio io ad arrabbiarmi con te? Quando stai bene con qualcuno stai bene punto e basta!"). E' lui. E' quell'anima tua, quella che un po' ti appartiene. E, chiariamo, non è innamoramento. Non c'è quella fase lì. Da anni ed anni ed anni è passata. Sono due anni e dopo tanto tempo te lo trovi davanti alla porta e non ti aspetti che il tuo cuore smetta di battere all'impazzata dall'emozione dopo averlo guardato negli occhi.... Invece lo fa.... Perché quel cuore non è preso, dall'innamoramento.
Quel cuore, il mio cuore, questa persona la ama e la amerà in eterno. In quegli occhi ci troverà il riflesso perfetto, in eterno.
Ovunque ci portino le strade, qualunque scelta ci farà prendere la vita, c'è una parte che resterà per sempre congelata in questo. Una parte di me che gli apparterrà per sempre.
Congelata. Per lui. In attesa.
tu che sei ciò che sei
che non cambierai mai
promettimi che ci sarà sempre un posto
che tieni caldo per me
fino a che
tutte le strade portano a te
lascia che piova pure
prendiamo il sole che c'è
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E siccome sia mai che viviamo le cose come entità separate, piazzo qui anche una splendida poesia, che mi ha fatto pensare, a questi due giorni, in particolare la seconda strofa... E spero che quest'accendino non si attardi troppo a spuntare fuori dal nulla, per te...
Ora domani ci aggredisce
e trasfigura
in vocazione appena sorta
nella gola la
vallata spontanea di
smorfie sgraziate e
costituzioni ossute
e la violenza che ieri
neanche poteva fingere
o aspettare
In questo domani ora
ti sogno e cerco
una sinestesia di corpo
ed intenzione
che la mia pelle
sia tua azione
e la mortalità strappata
dei miei nervi
non m'inchioda
ma ti sfugge
Ludo
Bob Marley fa atmosfera. Anche se "I wanna love you", anche no....
I don't wanna love you, però... E' tutto così.... assurdo, che non credo riuscirò a descriverlo.
Prima passi il tempo a riempire una borsa e ci metti veramente mezzora, per ficcarci dentro un cambio, 3 asciugamani, il fondotinta e lo spazzolino. Dimentichi tutto. Le ciabatte per la doccia (che dentro un ostello sono quasi d'obbligo), il pettine, il sapone. Il tuttocittà, le Marlboro al mentolo, il cavatappi. La benzina. Ma comunque ringrazi perché ci hai messo solo un quarto d'ora a decidere che metterti.
Il mio vestito azzurro.
La camminata veloce per la stazione termini, che il binario 28 è quello giù in fondo, così giù dove non sapevi neanche che la stazione arrivasse.
Lui che strabuzza gli occhi appena ti vede e un altro po' affoga nel caffè e ti dice che sei bella da morì.
Bella da morì.
Metro, supermercato, macchina. I semafori rossi che li bruceresti tutti. Nel senso proprio col lanciafiamme.
Check In, visita guidata per l'ostello. Stanza. Cavatappi, prosecco, nero d'avola, bicchieri di plastica e alzi la tapparella e lui è lì, il mare. Un rumore che a star zitti sembrava di starci dentro, alle onde del mare. Lì a due passi dagli occhi.
Sesso.
E questo blog è troppo pubblico per dire di più.
Dico solo... Gran, sesso. Appena tirata su la tapparella. Prima e dopo aver assaggiato il prosecco. Per ore ed ore ed ore.
Ed anche non volendo ad un certo punto ti viene fame, quindi esci. Con tutti i capelli bagnati e indomabili, arricciati, con tutta quella cosa, indomabile, tra le mani che ti verrebbe solo da urlare, a tratti "basta" e poi, "ancora". Arrivi in birreria e prendete solo una porzione di patatine fritte, divisa in due. Che fa romantico. Con due litri di birra, che fa serata dove regna lo stravizio. E, sì lo so, strano, ma parlate. Di cose interessanti, anche di quelle che con te non c'entrano proprio niente, che ti portano in un mondo sconosciuto attraverso due occhi scuri e profondi, ancora più belli quando ti accompagnano a scoprirlo. Perché lo fanno con quella passione splendida che emana chi ama il mestiere che fa. E' come quando guardo qualcuno che suona uno strumento musicale. C'è chi lo fa per divertirsi e chi, davvero, per amore. Ed io mi fisso sugli occhi. Guardare negli occhi qualcuno che sta suonando con amore è una cosa da restare a bocca aperta. Perché cominciano a brillare e tutta la persona, diventa bella. Come se lì si mostrasse vera.
Ecco, tutti quei discorsi che non c'entrano niente con me, mi sono piaciuti, perché raccontandomeli, lui, vibrava di passione. E devo dir la verità, per un istante l'ho invidiato. Che tante volte siamo un po' snob mentre guardiamo gente che magari non studia e sembra che viva di espedienti. Quando ho saputo quello che faceva ho pensato le solite cose... Che doveva essere per forza un po' tonto e che quello era l'unico mestiere decente che potesse fare, ma non è così e l'ho visto nelle sue storie di ieri notte. E l'invidia (buona) nasce dal fatto che non so se capiterà mai a me di vibrare COSI' tanto per qualcosa.
Divagazioni a parte, sfato un mito: fare sesso da ubriachi è una cosa allucinante. Io almeno ho dovuto combattere con il sonno e con la stanza che girava, senza più il possesso delle mie sensazioni.
Alla fine ce la fa, vince la stanchezza, e per 3 ore ti lasci cullare da Morfeo, adagiata su quel corpo splendido, anche quando il respiro è calmo.
Sveglia con l'alba sul mare, con il mare che urla e urla e ti fa da sveglia. O meglio, le onde la fanno a lui e lui la fa a te. Due ore per rivestirsi e andare a mangiare. E tocca lasciare il nido.
Quello che resta adesso? Un ammasso di capelli mossi al posto della piega quasi perfetta che avevo lì, al binario 28. Odori. Sapori. E anche un po' di dolori... Tipo la triade naso-bocca-mento che si è grattuggiata sulla sua barba ed ora brucia come se fossi stata 12 ore sotto il sole di mezzogiorno. Ma è solo un esempio. Resta un "mi fai impazzire". Ed un "ci vediamo" con il sorriso sulle labbra, sinceramente mio, sinceri quegli occhi e quello sguardo. Sincera questa sintonia che ci ha accompagnato per tutto il weekend, straordinaria.
Sincera, perché ha deciso di non avere nome. Ha deciso di non rientrare in uno schema preordinato, di non fare promesse che non potrebbe mantenere, di non impiastricciarsi con discorsi che non c'entrano niente con qualcosa che è bella, così com'è.
Senza una data. Senza un appuntamento. Senza perché. Allo stato naturale, da chiedersi se non è così che dovrebbe funzionare sempre. Un prosecco, una stanza qualunque, il mare di fronte alla finestra, un po' di disinibizione, le labbra giuste, uno sguardo magnetico che ti inchioda lì dove sei all'istante. In una parola, questo weekend è stato sensuale.
Che non è squallidamente sesso e neanche ipocritamente amore. E' sensuale, nel corpo e nella mente. Da avere i brividi pure sui polpastrelli.
Da non avere voglia di andare a dormire, perché domani, questo fine settimana, sarà davvero finito....
"E lascerò che tutto sia sospeso, fino a quando non ci rivedremo...." C.Donà
.......E da lì, ancora una volta.
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Affollata non è la parola giusta, ma è la prima che viene in mente. Affollati i pensieri e le parole. Ho un affollamento di post(s) nella testa e non so se ne verrò a capo.
Ho una vita un po' affollata, ultimamente. Dico solo che con il cellulare, da qualche settimana, ci stiro le camicie. E mi aspetto che da un momento all'altro, esalando il suo ultimo respiro, mi chieda perché dopo anni di silenzio, mo tutto sto casino. Ed io no che non saprei dargliela una risposta. Volevo, infatti, starmene un po' in pace.
Sto ascoltando un cd. Che mi ha dato l'ispirazione. Sto ascoltando un cd che mi aspettavo molto diverso, molto meno... Così, insomma. Mi vengono un sacco di domande catartiche da fare, del tipo: ma quanto i pregiudizi somigliano a quei paraocchi dei cavalli? E poi: ma perché tutte le volte che ho avuto l'onore di ricevere in regalo un cd, sentendolo, scopro che c'è sempre almeno una canzone di Frank Sinatra? Ecco, no, la domanda in realtà è un'altra: ma cosa c'è nei miei connotati fisici che fa pensare tanto a Frank Sinatra? Dopo di che, vorrei chiedere all'egregio signor Sinatra se perfavore può farla finita di ossessionarmi tutte le volte appena può. Non lo trovo giusto.
Affollata è la mia rubrica. Che per due settimane mi ha detto più volte "Rubrica piena, cancellare contatti?". Due opzioni: tutti e scegli. Ho sempre cliccato su "scegli", ma stasera, adesso, sto pensando a quanto sarebbe bello poter andare su quel "tutti". Fare tabula rasa, ricomiciare davvero sul serio. Con i numeri importanti nella testa ed in un foglio di carta. Qualcuno consiglierebbe di vedere Into The Wild. Segno.
Ho provato una cosa del genere pochi giorni fa, lontano da questa postazione. Lontano da internet. Ed in realtà, lontano anche da Berlino, siccome l'hotel stava in braccio a Dio. Ero lì tra il sonno e la veglia e guardavo le due protuberanze respiranti nel letto matrimoniale poco più in là e sapevo che quel momento, che tutti quei giorni, che quella città e quell'esperienza, non potevano essere più perfetti di così. Perché io non lo posso sapere se Berlino è bella davvero o se è bella perché stavo lì con voi. E non voglio fare un post melenso è solo per riuscire a spiegare che tante cose nella vita sono un po' inutili. Un cd, tutti quei numeri in rubrica che tra l'altro non uso da anni, persino questo pc, non sono importanti. Facendo un discorso alla Fight Club direi che non siamo le cose che abbiamo. Ma io un po' sono voi. Voi siete un po' me. E come Derf ha suggerito fuori dal sanatorium, noi siamo unici. Come noi non ce n'è. Ed io sarei rimasta là, a nutrirmi di noi. Rimasta là perché avevo tutto, a quel punto.
La libertà, che si paga sempre a caro prezzo e a volte pesa anche, ma è una droga.
La possibilità, perché a Berlino senti di poter far tutto.
Un cellulare che non squillava poi così tanto e quando squillava non si arroventava mai.
Avrei vissuto lì anche in una situazione diversa dalla vacanza, con le tue manie e le tue paranoie. E chi è senza peccato scagli la prima pietra. Con le mie pignolerie. Anche senza il caffè a letto tutte le mattine, magari la domenica. Anche con qualcosa di più di 4 ore di sonno a notte. Anche con delle cose serie da fare, tipo lavorare.
Anche così. Sarei rimasta perché lì avevo fatto tabula rasa. Tenendo le cose importanti. E per le altre ci sono i voli low cost...
Lì con me, perdonate la botta di egoismo. Lì a guardare me, da fuori, da lontano, come un quadro, a disegnare me su un quaderno, a vivere per me.
Che ne avevo così bisogno, che questi mesi me li sono trangugiati, che il 5 giugno mi sembra l'altroieri. E invece i mesi sono passati, i pensieri accavallati, i ripensamenti ricevuti, le consapevolezze anche. Le mancanze, le malinconie, le pazzie, i numeri di telefono, le 5 di mattina. Mamma che mi sgrida, io che le rispondo. L'aereo, il panino della Lufthansa, la Moleskine di Berlino, le casse dell'i-pod con i bicchieri di birra, la costola e il pizzico di zanzara, Lucio Battisti. E la polvere dei vicoli sulla mia felpa nuova, un cd, le due stelle cadenti che ho visto dal mio terrazzo, quella luna che mi guardava, che mi ha visto tanto in questo mese, come forse poche volte è successo. Che si è riflessa sulla mia pelle, argentea, calda, bellissima, così mia, al freddo, in un angolo nascosto. La giacca di pelle, la sera al tavolo dopo la chiusura del pub a sentire la musica da un cellulare con gente sconosciuta che sembra di conoscere da tanto, me e il mare a Ravenna, con le onde, da sola, i viaggi mentali, un braccialetto di legno, la sua macchina appena lavata (per me?), il caffè che non ha preso, le 5 di mattina (ancora e perché.). Il black mojito, il suo dolce sorriso segnato dalle occhiaie, donna stanca e bellissima, vecchi amici ritrovati, un 20, un 18 e un 30. Me e i miei obbiettivi. I pomeriggi passati a ripetere e tu lì a chiedermi scusa ed io che ti devo tanto, la sera/notte a casa tua, tra tua madre e poi te, le mie confessioni di quella notte. La mia necessità di stare da sola. Gli sguardi che dicono tutto con le labbra serrate, quelli che ti attirano come una calamita e non riesci a distogliere le pupille dalle pupille, il batticuore, nuovi sapori, il Lambrusco tedesco, un uomo che guida la macchina, le canzoni cantate, le mossette da sceme, il mio nome, sussurrato, detto, urlato. I complimenti, gli approcci, gli aperitivi,il porto di Ostia, il locale di Ravenna, il nostro vestito uguale, ma di diverso colore. Le voci. Le mani. Le torte di quel locale, le 5 del pomeriggio e la vita che non po' esse 'na merda, e certi momenti lo dimostrano. Tutte le volte che ho riso di gusto, di cuore, di diaframma, le righe che scrivo, che mi fanno sorridere. Il viaggio in treno, il bambino che mi guarda fisso, la signora che si mette a piangere, la camminata con la valigia, le mie labbra blu, il pavimento dell'aeroporto, il pavimento della stazione di Bologna, al binario 1, quello del mio terrazzo. Le mie sigarette speciali. Quelle sbagliate e inutili. Il prato, in montagna. Questa giornata, i giochi con l'acqua, la stanchezza, il sonno, le occhiaie e i pianti. I pianti solitari, quelli che fai per te. I pianti di felicità. La voglia di restare e quella di partire. Le frasi sussurrate, i segreti e le confessioni. Il mio respiro. Dopo tanto tempo a pieni polmoni.
Voi che cantante gli Afterhours in bagno mentre vi lavate i denti insieme. Io sul letto che guardo il soffitto e ridendo vi ascolto. Il tramonto sull'aereo, l'alba in treno, la pioggerellina bastarda e noi per strada come dei matti, con le vesciche ai piedi, il freddo nelle ossa, il colletto della camicia alzato e anche la felpa a metà. Sweet Home Alabama e i Lynyrd Skynyrd, un foglio leggero, gli Shearwater, Where is my Mind? ed Emozioni.
Toc Toc?
Mi sa che ha aperto.
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Perché succedono sempre le cose che non vogliamo e invece quelle che ci manderebbero in brodo di giuggiole non ci sfiorano manco de striscio??
Perché quando non sei interessato a qualcuno sei fichissimo, mentre se una persona ti piace ti rincoglionisci e il cervello diventa un purè? (Fabio Volo)
Perché al terzo giro per cercare parcheggio sul lungotevere quando decidi di spostarti sulla parte destra della strada guardi a sinistra e stanno uscendo almeno un paio di macchine?
Perché resti 20 minuti ad aspettare la tua amica a piazza Trilussa e il ragazzo figo di turno ti rimorchia solo 2 secondi prima che arrivino a prenderti?
Perché ti emoziona avere un appuntamento con una persona che non ti interessa quasi per niente?
Perché non sei rimasto per il caffè???????
(Lo sapevate? Sapevatelo suu, Rieducational Channel!)
commenti in sfoghi, youtube, domande catartiche
Da cosa ti accorgi che hai finito gli esami?
- Fai la pennichella pomeridiana cominciandola alle 16.30 e svegliandoti alle 18.45 perché squilla il telefono.
- Ti svegli alle 9 la mattinadelgiornodopo e ti rode da morire perché non hai più sonno, ma passi il tempo in pigiama davanti al pc.
- Non sai cosa fare oggi pomeriggio a parte ricomprarti le sigarette.
- Ascolti tutti i cd che non hai più avuto tempo di sentire per intero dal giorno del non si sa quando.
Siccome parte di queste cose le ho sempre fatte... Aggiungerei che quel che manca oggi è il senso di colpa....
Hai questa sensazione del.... del.... Come mi sento? Qui mi si è richiesto un post, ma o devo ancora realizzare oppure alla fine, finita non è.
Ho solo una certezza, cioè che il post che aspettate verrà scritto dopo la laurea. E l'unico bel pensiero adesso è che questa estate sarà stupenda per vari motivi. E' la prima completamente libera da "cosechedovreifare". A parte la tesi, ma alla fine quello dovrebbe essere proprio un piacere.
Sono fiera. Fiera di aver rispettato fino ad ora l'obbiettivo che mi ero prefissata a gennaio. Avevo detto che questo doveva essere l'anno delle cose da fare e che c'era aria di cambiamenti. Le cose che dovevo fare le ho fatte, tutte, magari non alla grande, ma al meglio di quanto la mia pigrizia mi ha concesso. I cambiamenti... Ci sono stati quest'anno, molto più di quelli passati. Un po' per tutti. Ed ora a guardarmi un attimo alle spalle mi faccio quasi paura.
Ho fatto più esami quest'anno che negli ultimi due messi insieme praticamente. E questo indubbiamente grazie ad una persona che poi si è rivelata quanto di più lontano da quello di cui avevo bisogno. Ma il suo aiuto è stato ineguagliabile per arrivare a questo punto.
Ora sono qui, in questa mattina del 18 di luglio a crogiolarmi nella soddisfazione di me. Poteva succedere prima, poteva succedere meglio, ho fatto i conti tardi con le responsabilità che era tanto bello pensare di non avere in realtà, ho preso coscienza ed ho scelto di sbrigarmi.
Ora? Il dopo? Mi hanno detto che questa non dovrebbe essere la fine e forse non lo sarà. Per adesso sono contenta. Perché adesso è quasi tutta discesa.
Quasi, certo. Non mi aspetto che sia una passeggiata.
Però quello che ho imparato è che sono in grado anche di fare 7 esami nella stessa sessione, se voglio. Posso studiare Monteleone in due settimane e andare a prendere il mio 18 a testa alta, con il batticuore solo finché non prendo posto al suo fianco, posso scrivere un intero foglio protocollo di cose che non so e prendere 30. Sono cose che pensavo di non riuscire mai a fare.
Dedico una riga a chi ha reso possibile il 30 e il 20: Derf ti lovvo. Sappilo. E non dire che non hai fatto niente, perché non è vero.
Insomma, a parte la delusione del mio solito andare nel pallone, il mio punto della situazione ad oggi merita un bell'8 (ma solo perché si può sempre fare meglio...). E in questo dolce sapore di libertà vi dico anche che non mi importa molto di ciò che ho lasciato indietro, nella droga di questa situazione, sono così felice di quello che sono e di quello che ho che mi metterei a urlare dal balcone per farlo sapere ai vicini.
Grazie anche al brachetto di ieri sera. Anche voi, ineguagliabili. Grazie al cielo, vi ho, e siete una splendida parte, di quell'8 di meriti e conquiste.
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